Foto famose analizzate: 5 scatti letti criterio per criterio

Parete di una galleria con cinque stampe di paesaggio in bianco e nero incorniciate in legno e una panca davanti, sotto la luce calda di una finestra

Le guide sulle foto famose raccontano quasi sempre la storia dello scatto, oppure ne danno un’interpretazione che non ti dice cosa fare con la tua fotocamera. Qui facciamo l’opposto: leggiamo cinque fotografie con i criteri che usiamo in Framia e per ognuna ricaviamo un gesto da ripetere già questo fine settimana.

Non assegniamo punteggi ai maestri: il voto serve a migliorare le tue foto, non a giudicare la storia. Le immagini che vedi nell’articolo sono illustrazioni generate per spiegare i concetti; le foto originali le trovi nei link agli archivi e ai musei.

Come si legge una foto famosa senza perdersi nella storia?

Si sceglie un criterio guida e si guarda la foto solo con quello. I sei criteri (composizione, luce, ottica, colore, narrazione, tecnica) sono spiegati in come capire se una foto è bella; qui ogni foto ne porta in primo piano uno, quello su cui insegna di più.

Foto Anno Criterio guida Gesto da copiare
The Steerage, Stieglitz 1907 Composizione Cerca le forme prima del soggetto
Dietro la Gare Saint-Lazare, Cartier-Bresson 1932 Tecnica (il momento) Fissa lo sfondo e aspetta che il soggetto entri
Migrant Mother, Lange 1936 Narrazione Avvicinati a piccoli passi, dallo stesso lato
Moonrise, Hernandez, Adams 1941 Luce Decidi quale zona deve avere la luce migliore
Earthrise, Anders 1968 Colore Un solo accento di colore su un fondo neutro

Cosa insegna The Steerage di Stieglitz (1907) sulla composizione?

Insegna a vedere le forme prima del soggetto. Nel giugno 1907 Alfred Stieglitz era in viaggio per l’Europa a bordo della Kaiser Wilhelm II e, da un punto sopraelevato, guardò verso il ponte della terza classe. Raccontò poi di aver visto un cappello di paglia rotondo, un albero inclinato a sinistra, una scaletta inclinata a destra, un ponte bianco con la ringhiera di catene: “forme in relazione tra loro”, scrisse, e sotto di esse un sentimento sulla vita.

Corse in cabina a prendere la fotocamera, una Auto-Graflex a mano per lastre 4×5 pollici, e aveva una sola lastra pronta: tornò sul posto e scattò una volta sola, secondo la ricostruzione di Wikipedia basata sui suoi scritti. La foto la pubblicò nel 1911 e la espose nel 1913.

Gesto da copiare: prima di decidere cosa fotografare, socchiudi gli occhi e cerca ripetizioni: cerchi, diagonali che si oppongono, blocchi chiari e scuri. Poi muoviti finché le forme si dispongono come vuoi. Se hai una sola occasione, la decisione va presa prima di premere il pulsante.

Cosa insegna Dietro la Gare Saint-Lazare di Cartier-Bresson (1932) sul momento?

Insegna che il momento si prepara: si sceglie lo sfondo e si aspetta che il soggetto entri nel quadro. Henri Cartier-Bresson fotografò con una Leica portatile, sbirciando tra le assi di uno steccato che circondava dei lavori dietro la stazione, a Place de l’Europe, a Parigi. Un uomo salta una pozza senza toccarla, il suo riflesso sotto di lui, una scala semisommersa accanto. Il fotogramma è l’attimo prima del contatto con l’acqua.

Una persona di spalle, a mezz’aria sopra una grande pozzanghera, vista attraverso uno spazio fra due assi di legno; due cerchi gialli uniti da una linea segnano la suola e il suo riflesso Immagine generata per illustrare il concetto, non una ricostruzione della foto di Cartier-Bresson: lo steccato fa da cornice, il salto è bloccato prima del contatto e i cerchi gialli segnano suola e riflesso, cioè lo spazio che dà tensione allo scatto.

Due dettagli, entrambi dichiarati da lui secondo le fonti, valgono come lezioni. L’immagine è tagliata a sinistra perché lo spazio fra le assi non bastava al suo obiettivo: è una delle poche foto che ritagliò. E i manifesti sul muro, con le sagome di danzatori che sembrano ripetere il movimento dell’uomo, li notò soltanto dopo lo scatto.

Gesto da copiare: scegli uno sfondo che funziona anche senza soggetto (una fessura, una porta, una pozza), inquadralo e aspetta. Per fermare un salto serve un tempo breve, 1/500 s o più veloce. Scatta un istante prima del culmine: tra ciò che vedi e il clic c’è sempre un ritardo. E quando guardi il risultato, cerca cosa c’era nel fotogramma che non avevi visto.

Cosa insegna Migrant Mother di Lange (1936) sulla narrazione?

Insegna che una storia si costruisce avvicinandosi, non zoomando. Nel marzo 1936, a Nipomo, in California, Dorothea Lange stava concludendo un mese di viaggio per la Resettlement Administration, fotografando i lavoratori agricoli migranti. Come racconta lei stessa nel testo riportato dalla Library of Congress, si avvicinò alla madre di sette figli e fece cinque esposizioni “lavorando sempre più vicino, dalla stessa direzione”. Usava una Graflex con negativi 4×5 pollici.

La foto famosa è dunque uno scatto di una serie, e l’archivio della Library of Congress conserva anche gli altri: aprili e confrontali. A ogni passo in avanti qualcosa esce dal quadro e il racconto cambia.

Gesto da copiare: con la stessa scena fai tre scatti, largo, medio e stretto, restando dallo stesso lato, poi scegli quello che racconta con meno elementi. Con le persone vale una regola che viene prima della tecnica: spiega perché fotografi e rispetta la loro risposta.

Cosa insegna Moonrise, Hernandez di Adams (1941) sulla luce?

Insegna a decidere quale zona dell’immagine deve ricevere la luce migliore, e a farlo prima che la luce se ne vada. Il 1° novembre 1941 Ansel Adams stava tornando a Santa Fe, deluso, quando vide il villaggio, il cimitero e la Luna sopra le montagne innevate. Secondo il racconto della Ansel Adams Gallery fermò l’auto, montò la camera 8×10 pollici e non trovò l’esposimetro; conosceva a memoria la luminosità della Luna e calcolò l’esposizione partendo da quella. Un secondo dopo, la luce sulle croci era sparita.

Villaggio di case basse in basso, con il sole che illumina solo i tetti, sotto un cielo scuro e una luna vicino a un incrocio della griglia dei terzi Immagine generata per illustrare il concetto, non una ricostruzione della foto di Adams: la luce calda arriva solo ai tetti, il cielo scuro domina la parte alta e la luna sta vicino a un incrocio dei terzi.

La luce però non finisce nel negativo. Le prime stampe, scrive la stessa galleria, sono più morbide, con nuvole più tenui; in seguito Adams scurì il cielo quasi fino al nero e fece brillare le croci. La copia conservata al Getty, per esempio, è una stampa del 16 dicembre 1948, sette anni dopo il negativo.

Gesto da copiare: prima del tramonto scegli la zona che deve restare leggibile (i tetti, un volto, un sentiero) misura la luce su quella zona (con la misurazione spot, se la tua fotocamera ce l’ha) e controlla l’istogramma: quello che Adams calcolava a mente, tu lo verifichi in tre secondi. Per capire perché la luce radente dà forma e quella diffusa appiattisce, leggi foto piatte: 7 cause e come risolverle.

Cosa insegna Earthrise di Anders (1968) sul colore?

Insegna che un solo accento di colore, su un fondo neutro, guida l’occhio senza altri aiuti. Il 24 dicembre 1968 l’astronauta Bill Anders, dell’Apollo 8, fotografò la Terra sopra l’orizzonte lunare: la NASA descrive un orizzonte grigio opaco che occupa il quarto inferiore del fotogramma e una Terra blu e bianca quasi al centro, e della Terra non si vede il terzo inferiore. Tutto il resto è neutro: per questo il soggetto al centro funziona.

C’è anche una lezione di orientamento. Secondo Wikipedia, l’immagine originale, come la videro gli astronauti, fu ruotata di 95 gradi in senso orario per ottenere l’orientamento pubblicato, che rende meglio l’idea di una Terra che sorge. Stessa foto, orizzonte diverso, significato diverso.

Gesto da copiare: quando il colore è il tema, cerca una sola tinta vivace contro uno sfondo quasi neutro e lascia fuori il resto. Poi ruota la foto di 90 gradi e guarda se il racconto cambia.

Cosa hanno in comune le cinque foto?

In tutte e cinque, una scelta fatta dopo lo scatto è parte del risultato: “aver scattato” e “aver finito la foto” non coincidono.

  • Stieglitz: la pubblicazione, quattro anni dopo lo scatto.
  • Cartier-Bresson: il ritaglio a sinistra.
  • Lange: la scelta dentro una serie di scatti.
  • Adams: la stampa, rifatta negli anni con un cielo più scuro.
  • Anders: la rotazione che ha cambiato il significato.

È la differenza numero sette di foto amatoriale vs professionale: scegliere tra più varianti, invece di mostrare la prima. Per confrontare due versioni a distanza di qualche giorno, in miniatura, prima di decidere quale tenere, trovi il metodo in critica fotografica: come chiederla e usarla davvero.

Cosa fare adesso

Un esercizio da una settimana, con una sola uscita:

  1. Scegli uno solo dei cinque gesti della tabella, quello che senti più lontano dal tuo modo di scattare.
  2. Esci e fai tre scene applicandolo: per ognuna, almeno tre varianti, cambiando una cosa alla volta.
  3. A casa, guarda le foto in miniatura, grandi come un francobollo, e scegli una per scena.
  4. Scrivi una riga per foto: “ho scattato così perché…”. Se non trovi la ragione, non ce n’era una.
  5. Dopo qualche giorno riguardale: la scelta che hai fatto regge ancora?

Se vuoi un secondo parere, carica le tre foto scelte su Framia: il punteggio per criterio ti dice da quale criterio partire e se coincide con la ragione che hai scritto al punto 4.

Domande frequenti

Qual è la foto più famosa del mondo?

Non esiste una classifica oggettiva: dipende da cosa si misura (diffusione, influenza storica, prezzo di vendita). Per imparare, conta meno quale sia la più famosa e più cosa ti insegna: scegline una e leggila con un criterio solo.

Serve la stessa attrezzatura dei maestri per imparare da queste foto?

No, perché le lezioni riguardano decisioni, non apparecchi. Stieglitz scattò con una Graflex a mano e una sola lastra pronta; i gesti che ne ricavi (cercare le forme, decidere prima di premere) valgono con qualsiasi fotocamera.

Le foto famose sono tecnicamente perfette?

Non necessariamente. Cartier-Bresson spiegò che lo spazio fra le assi dello steccato non era abbastanza largo per il suo obiettivo, per questo l'immagine è tagliata a sinistra. Contano le scelte che reggono l'idea, non l'assenza di limiti.

Dove posso vedere queste foto in buona qualità?

Sui siti di chi le conserva: la Library of Congress per Migrant Mother, la NASA per Earthrise, il Getty per Moonrise e il MoMA per Cartier-Bresson. Qui non le riproduciamo: le immagini dell'articolo sono illustrazioni generate per spiegare i concetti.

Fonti

  1. Dorothea Lange's Migrant Mother Photographs — Library of Congress
  2. "Earthrise" by NASA Astronaut Bill Anders — NASA
  3. The Making of "Moonrise, Hernandez" — The Ansel Adams Gallery